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07/12/2017      nuovi CAM per l'edilizia pubblica

Il Ministero dell'ambiente ha aggiornato i criteri ambientali minimi ("Cam") da indicare obbligatoriamente negli
appalti di lavori di nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici.
Il Dm 11 ottobre 2017 in
vigore dal 7 novembre 2017 ha aggiornato i "criteri ambientali minimi" (cosiddetti "Cam") per l'edilizia pubblica
perché il Dlgs 56/2017 ha modificato l'articolo 34 del Codice appalti (Dlgs 50/2016). La novella legislativa infatti se
da un lato ha confermato che i "Cam" vanno obbligatoriamente utilizzati per la stesura dei bandi di gara della P.A.,
per quanto riguarda l'edilizia essi devono essere utilizzati per quanto possibile in funzione delle tipologie di
intervento e della localizzazione delle opere da realizzare. Anche in ragione della novità legislativa il Dm in parola
ha riscritto i criteri ambientali minimi per l'edilizia pubblica.
Il Dm 11 ottobre 2017 ha sostituito l'allegato 2 al
Dm 11 gennaio 2017 che a sua volta sostituisce l'allegato 2 del Dm 24 dicembre 2015 recante i criteri ambientali minimi
per l'affidamento di servizi di progettazione e per lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di
edifici pubblici. Secondo quanto previsto dai nuovi "Cam" le Amministrazioni appaltanti lavori edilizi nelle zone
territoriali omogenee "A" e "B" potranno derogare ad alcune prescrizioni dei criteri ambientali minimi motivandone le
ragioni.




La Regione Lombardia ha aggiornato la modulistica per la presentazione dell'autorizzazione paesaggistica, sia in regime
ordinario sia in regime semplificato.
Il decreto direttoriale 12 settembre 2017, n. 10892, ai sensi degli articoli 84 e
85 della LR 12/2005, prende atto delle modifiche al Dlgs 42/2004 e del Dpr 31/2017 sulla nuova autorizzazione
paesaggistica "semplificata" e aggiorna la modulistica sostituendo quella approvata con decreto direttoriale 12746/2013
e legata al Dpr 139/2010 abrogato dalla disciplina del 2017.
Nei due allegati al decreto sono contenuti tutti i moduli
relativi alla procedura "ordinaria" e quelli relativi alla procedura "semplificata" e consistenti sia nella modulistica
ad uso del privato
che debba richiedere all'Ente locale l'autorizzazione paesaggistica, sia la modulistica che i vari
Comuni delegati al rilascio del titolo devono utilizzare ai sensi della nuova disciplina.




sulla Gazzetta Ufficiale del 7 agosto n. 183 è stato pubblicato il DPR 13 giugno 2017, n. 120, “Regolamento recante la
disciplina semplificata della gestione delle terre e rocce da scavo, ai sensi dell’art. 8 del decreto-legge 12
settembre 2014, n. 133, convertito dalla legge 11 novembre 2014, n. 164”.
Il regolamento, che entrerà in vigore dal
22 agosto 2017, arriva in attuazione dell'articolo 8 del Dl 133/2014 (cd. "Sblocca Italia", con cui il Governo è stato
delegato a riordinare e semplificare le regole di settore) ed è composto da 31 articoli (suddivisi in 6 Titoli) e 10
allegati. Le regole comuni per tutte le tipologie di terre e rocce da scavo sono contenute nel Titolo I (“Disposizioni
generali”) e nel Titolo VI del provvedimento (“Disposizioni intertemporali, transitorie e finali”).
Il Titolo II, in
particolare, disciplina le terre che soddisfano la definizione di sottoprodotto ed è suddiviso in Capi che si applicano
rispettivamente: ai grandi cantieri sottoposti a Via o Aia; ai grandi cantieri non sottoposti a Via/Aia ed ai piccoli
cantieri. Il Titolo III introduce una nuova disciplina ad hoc per il “deposito temporaneo” delle terre costituenti
rifiuti, il Titolo IV fornisce invece nuove indicazioni per l’utilizzo in situ delle terre escluse dall’ambito di
applicazione della disciplina sui rifiuti. Il Titolo V, infine, detta nuove prescrizioni per le attività di scavo e di
utilizzo delle terre di siti oggetto di bonifica.
In base a quanto stabilito dalle disposizioni “intertemporali,
transitorie e finali” del provvedimento, i progetti per i quali sia già in corso la relativa procedura amministrativa
alla data del 22/8/2017 restano disciplinati dalla normativa previgente.




07/07/2017      modifiche alla disciplina VIA

Sono in vigore dal 21 luglio 2017 le numerose modifiche alla disciplina della valutazione di impatto ambientale
apportate al Dlgs 152/2006 in attuazione della direttiva 2014/52/Ue.

Il Dlgs 16 giugno 2017, n. 104 riscrive il
procedimento di "verifica di assoggettabilità a Via", quello di Via e introduce due novità: un procedimento unico
nazionale (articolo 27) attivabile facoltativamente dal proponente e un procedimento unico regionale obbligatorio in
tutti i casi di Via locale (articolo 27-bis). Il procedimento unico è comprensivo di tutte le autorizzazioni, pareri,
nulla osta, assensi in materia ambientale necessari per la realizzazione e l'esercizio del progetto.

Introdotto un
allegato II-bis alla parte II del Dlgs 152/2006 con i progetti sottoposti a verifica di assoggettabilità a Via statale;
la durata del provvedimento di Via è indicata nel provvedimento in base a diversi parametri e non deve essere comunque
inferiore a 5 anni. Le nuove regole si applicano ai procedimenti avviati dal 16 maggio 2017, mentre restano soggetti
alla previgente disciplina quelli che alla data del 16 maggio 2017: risultano pendenti; per i quali è già partita la
fase di consultazione; per i quali è stata presentata istanza. In quest'ultimo caso il proponente può però chiedere
all'Autorità competente di passare al nuovo regime. Resta sempre la possibilità di ritirare la domanda così presentata
e di proporne una nuova che ricadrebbe sotto le nuove regole.




La nuova premessa all'allegato D (Elenco dei rifiuti) del Dlgs 152/2006 chiarisce che la classificazione dei rifiuti è
effettuata applicando la decisione 2014/955/Ue e il regolamento 1357/2014/Ue.
La novità è prevista dall’articolo 9 del
Dl 20 giugno 2017, n. 91 ("Disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno"), entrato in vigore dal 21
giugno 2017, che ha sostituito i numeri da 1 a 7 della parte premessa all'introduzione dell'allegato D (Elenco dei
rifiuti di cui all'articolo 7 della direttiva 2008/98/Ce) con un nuovo e unico numero 7:
"La classificazione dei
rifiuti è effettuata dal produttore assegnando ad essi il competente codice Cer ed applicando le disposizioni contenute
nella decisione 2014/955/Ue e nel regolamento (Ue) n. 1357/2014 della Commissione, del 18 dicembre 2014".




Il Ministero dell’ambiente ha definito gli oneri a carico dei proponenti per coprire l'attività istruttoria dei
procedimenti statali di valutazione di impatto ambientale e valutazione ambientale strategica.

Il Dm 25 ottobre 2016,
n. 245 (in vigore dal 17 gennaio 2017) è stato emanato ai sensi dell'articolo 33 del Dlgs 152/2006 e fissa le tariffe
dei costi per i proponenti nell’ambito dei procedimenti di competenza statale di verifica di assoggettabilità alla Via
e di Via (articolo 20 e 23, Dlgs 152/2006), nonché di verifica di assoggettabilità alla valutazione ambientale
strategica e di vera e propria Vas.

Le disposizioni si applicano alle istruttorie avviate dopo il 17 gennaio 2017. Le
somme erogate dai proponenti i progetti vanno a coprire i costi sopportati dalla competente Autorità statale per
l'organizzazione e lo svolgimento delle attività istruttorie, di monitoraggio e controllo delle procedure di Via e di
Vas.

Col successivo decreto direttoriale 17 gennaio 2017, n. 6 in vigore dal 19 gennaio 2017 sono invece state
determinate le modalità di versamento delle tariffe come fissate dal regolamento 245/2016. In allegato al decreto
direttoriale c'è il modulo “M 1” di autocertificazione del versamento dei previsti contributi che dovrà essere inviato
al Ministero dell'ambiente via posta certificata unitamente alla domanda di valutazione ambientale. Al Ministero dovrà
essere inviato, sia nel caso di opere pubbliche sia in quello di opere private, un quadro economico generale
utilizzando il modulo “M 2” allegato al decreto.



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